Curiosità sul tango

Entra nella storia del tango!

In questi articoli puoi conoscere le origini dei vari generi del tango e scoprire tante curiosità sul tango: canzoni, artisti, personaggi e luoghi tipici, e ancora il dialetto dei testi, i balli tradizionali che sono parte della cultura agrentina e i vari generi con i quali si è sviluppato ed è cresciuto il tango, fino a diventare uno dei balli più intriganti, sensuali e complessi al mondo.

Neo-Tango/Tango Nuevo

Neo-Tango/Tango Nuevo

Nonostante non sia possibile individuare la nascita del Neo-Tango, i primi tre album dal gruppo Gotan Project “Vuelvo Al Sur” (2000), “El Capitalismo Foraneo” (2001) e “La Revancha del Tango” (2001), segnano un punto di svolta in tutto il mondo per il genere, che è considerato da molti come la nascita di Neo-Tango.
Il Neo-tango proviene principalmente dagli Stati Uniti e nel resto d’Europa, piuttosto che l’Argentina stessa.

L’origine del Tango Nuevo invece è più certa e può essere direttamente collegata al compositore, musicista e bandoneonista Astor Piazzolla.
Piazzolla andò a Parigi per studiare musica, e tornò a Buenos Aires nel 1955 dove formò la sua Octeto Buenos Aires, ed è qui che ha cominciato a comporre e dirigere Tango Nuevo, che combina le caratteristiche del tango tradizionale, della musica classica e del jazz con nuovi strumenti e nuove metriche. Ironia della sorte, pur essendo molto acclamato oggi, Piazzolla è stato per molti anni rinnegato dai milongueri argentini che denunciavano le sue composizioni come corruttrici del tango.
Dal punto di vista della danza, il termine Tango Nuevo fu coniato intorno ai primi anni 1990, a causa delle sperimentazioni di Gustavo Naveira e Fabian Salas e si è fondamentalmente sviluppato in Argentina.
C’è una significativa sovrapposizione con il Neo-Tango, tuttavia in quest’ultimo la sperimentazione si estende ancora di più.

Il Neo-Tango ed il Tango Nuevo hanno le seguenti caratteristiche:

  • Si balla una musica che non è tango tradizionale.
  • Hanno molte forme nuove di passi, abbracci e combinazioni, in particolare il passo sovra-esteso, quasi un salto.
    All’interno di un ballo, ci può essere separazione tra i partner, nel quale l’abbraccio è rotto, o il patner che guida ruota intorno al partner che segue senza toccarlo, con l’esplorazione degli spazi attorno al partner.
  • Il codice di abbigliamento è “alla moda”, tra cui pantaloni larghi, ecc..

Il Neo-Tango è altamente sperimentale, non solo con una evoluzione completamente nuova di stile musicale, ma anche con nuovi ed innovativi abbracci e movimenti. Si compone di due sotto-generi:

  • Tango Fusion: una collaborazione tra tango contemporaneo e altri tipi di musica per creare un’atmosfera moderna. La fusion include elettronica, musica sintetizzata, jazz, suoni etnici, house, rock, dosco, dance-club e techno. Va notato che la più forte identificazione del Tango Fusion, e probabilmente del Neo-Tango in generale, è con elettronica, conosciuta anche come electrotango. E’ interessante notare che il bandoneón ha un apresenza molto forte nell’electrotango.
  • Alternative Tango: musica non di tango ballata a passi di tango argentino. C’è una “tanghitudine” nella musica e anche le battute sono molto riconoscibili, cosa che lo rende molto ballabile.

Il Neo-Tango ha le seguenti caratteristiche in comune con il tango tradizionale:

  • Un coerente e ballabile tempo (il tempo inconfondibile del tango in 4/4)
  • Un sofisticato ritmo di tango

I musicisti Neo-Tango più importanti sono:

  • Gotan Project
  • Bajofondo
  • Narcotango (Carlos Libedinsky)
  • Electrocutango
  • Carla Pugliese
  • Otros Aires
  • Tanghetto
  • Hybrid Tango
  • Juan Carlos Caceres
  • Tango Project (Jaime Wilensky)

Liberamente tratto da: http://www.verytango.com

Tango Vals

Tango Vals

Il Tango Vals, a differenza di tango argentino e milonga, ha un passato molto più segreto: è più difficile ricavare il percorso a partire dal Waltz, al Vals Criollo, e infine al Tango Vals.

Il valzer europeo

Il valzer, il precursore del Tango Vals, è molto più vecchio di tango. Naturalmente è uno dei primissimi balli in cui le coppie si fronteggiano e si toccano quando danzano.
Esso è accompagnato da una musica in 3/4, in genere con 16 frasi, con un tempo veloce.

Vals Criollo

La parola creolo (criollo in spagnolo) indicava quegli argentini della classe operaia della “vecchia guardia”, spesso discendenti di razza mista spagnolo e con background Afro. Il termine era un po’ negativo, e indicava una persona che aveva vissuto per tanto tempo in Argentina. Creoli avuto un’influenza molto forte sul tango, quasi mitica, e anche nel repertorio di Carlos Gardel era incluso il Vals Criollo. Così come il Tango Criollo (il tango ballato dai creoli nativi) è la forma primitiva del tango, appare anche nella storia del Vals quello che viene chiamato Vals Criollo (noto anche come Cruzado Vals).

Una differenza interessante tra il Tango e il Vals Tango fu chi lo ascoltava e ballava; mentre nel tango primi anni del 1900 è stato suonato e ballato dalle classi inferiori, il Tango Vals veniva adorato dagli aristocratici e dalle classi superiori.
Dopo il 1910, anno in cui i compositori iniziarono a introdurre il Vals nei loro repertori di tango, ha cominciato a perdere il suo fascino, soprattutto intorno al 1917 quando, i balli americani come il Foxtrot e il Charleston, cominciarono a diventare popolari. Tuttavia, il Vals rinacque nel corso del 1940, durante l’età d’oro del tango, come risultato di composizioni superbe Vals da Roberto Firpo, Giovanni Maglio, Francisco Canaro, De Angelis, D’Arienzo, Francisco Lomuto, Lawrenz e Troilo.

Liberamente tratto da: http://www.verytango.com

La Milonga

La Milonga

Evoluzione della Milonga

La Milonga è il risultato di una fusione di molte danze culturali, tra cui il cubano Habanera, la Mazurka, la Polka e la Macumba brasiliana. Oltre a questo, ci sono stati due influenze molto significative: il candombe e il Payada.

Il Candombé

E’importante capire il Candombé (pronuncia can-dome-bey) perché costituisce la base stessa della milonga e del tango quindi nel suo complesso.
Per farlo, dobbiamo spostare per un momento lo sguardo lontano dall’Argentina all’Africa. Quando gli spagnoli colonizzarono il Sud America, milioni di schiavi africani vennero deportati in quelle zone secoli prima che il tango venisse creato. Più di due terzi di questi schiavi provenivano dalla regione orientale e dell’Africa equatoriale chiamata Bantu.
L’area Bantu è una zona molto vasta dell’Africa, che aveva più di 450 gruppi etnici diversi, 20 lingue e 70 dialetti. E ‘piuttosto tragico allora che l’intera danza ancestrale e il patrimonio musicale della regione Bantu, da cui sono stati ridotti in schiavitù milioni di persone, vengano incapsulati e schiacciati insieme in una sola parola… ma è così: Candombé. Candombé è la sola parola che fonde tutte danze di musica nera a base di tamburo di quella zona ed epoca. Questi schiavi chiamavano i loro tamburi tangó, e usavano anche questo termine per il nome del luogo che eseguivano il ​​Candombé. Le danze stesse erano chiamate tangós!

La Payada

La parola milonga (in lingua africana: Quimbunda) è il plurale di “Mulonga”, che significa “parola”. Quindi milonga significa “parole”.
Per spiegare ulteriormente la derivazione di milonga, notiamo che gauchos (i primi cowboy argentini) vagavano per la zona rurale conosciuta come Pampa. Questi gauchos si riunivano ed organizzavano la payada de Contrapunto (payada si pronuncia pah-jah-dah, e significa essenzialmente cantante), che esiste ancora oggi. Questo era un raduno di persone in un luogo aperto, dove il payadores gareggiavano attraverso l’improvvisazione con la chitarra, in cui uno doveva iniziare una canzone che parlava di un qualsiasi argomento che gli fosse venuto in mente, spesso la morte, Dio o l’amore, e gli altri dovevano trasformarla con versi che erano strutturato quartetti con otto sillabe in un periodo musicale di otto misure in 2/4.
Gli schiavi neri, che hanno frequentato queste payadas ma che non capivano le canzoni, iniziarono a chiamarle milongas, cioè “molte parole”.
Alla fine, questi eventi vennero definiti “milonghe”, e la gente iniziò ad andare ad una milonga piuttosto che ad una payada.
La parola “Milonguero” veniva originariamente utilizzato per descrivere i gauchos che andavano di città in città gareggiando in payadas.

Habanera

La cubana Habanera si crede di essere il successore della vecchia spagnola contradanza o contro-danza (una parola che deriva, secondo alcuni, dall’inglese country dance).
La contradanza era una danza con figure rigide, in cui i ballerini dovevano fare movimenti specifici secondo le indicazioni del regista, chiamato bastonero, che decideva il numero e la posizione dei ballerini. Questo bastonero compiva qualsiasi movimento complicato o figura che desiderasse, e gli altri avrebbero dovuto imitarlo al loro turno.
Durante il 1850, la cubana Habanera si diffuse e radicò in tutta Buenos Aires e fu gradualmente trasformata, insieme ad altre influenze, nella milonga.
La milonga è il predecessore del tango moderno, che nasce come danza popolare urbanizzata. I primi tanghi erano infatti per lo più chiamati Tango criollo para piano ed erano milonghe, piuttosto che veri tanghi, con ensemble costituiti da flauto, bandoneón e chitarra.
Vale la pena di notare che al giorno d’oggi gli argentini usano la parola “milonga” nello slang per indicare “molte parole”. Per esempio una frase potrebbe essere qualcosa come “Non con Vengas esa milonga” – “Non venire lamentandoti con un lungo discorso” o “La vida es Una milonga” – “La vita è una milonga” (che significa la vita è un lungo dramma).

Tipi di Milongas

Vi sono due tipi diversi di milonga:

  • Milonga Lisa: la ballerina danza su ogni battito della musica.
  • Milonga con Traspiè: il ballerino usa traspié (viaggi) o contrapasos (variazioni di peso) o in doppio tempo o in tre passi per due battute.

Sebastián Piana è considerato il padre della milonga moderna con la sua Milonga Sentimental, composta nel 1931 con testi di Homero Manzi.
La stragrande maggioranza delle milonghe non sono solo veloci, ma pesantemente marcano i loro accenti, tuttavia ci sono anche milonghe lente, per esempio Sebastián Piana “Milonga Triste” e Astor Piazzolla “Milonga del Angel”.
Astor Piazzolla, che ha creato il Tango Nuevo, utilizzando il ritmo milonga come parte essenziale del suo stile. Il suo mix di percorso ritmico 3+3+2 (con accento sulla prima nota e quarta, ottava e sesta in un 4/4) deriva, e cambia, il ritmo della milonga.

Liberamente tratto da: http://www.verytango.com

Musicisti e cantanti

Musicisti e cantanti

Non si può parlare di musica senza accennare a quelli che sono stati i personaggi più significativi del tango.
Sono musicisti, cantanti, orchestrali, persone che hanno fatto del tango una filosofia di vita, persone che hanno fatto del tango la storia.
Partiamo con il mito del Tango platense: Carlos Gardel.
Carlos Gardel
La contesa sul luogo della sua nascita è ancora aperta; non si sa come sia potuto verificarsi l’incidente che ne ha causato la morte; è morto giovane, e come si verifica spesso nel mondo dello spettacolo, è diventato un mito. È il cantante che più di tutti è rimasto nel cuore degli argentini.
E’ il 1890 quando Gardel nacque, con il nome Charles Romuald Gardes, figlio di Berta Gardes, da cui deriva il suo cognome, perché il padre (conosciuto come Paolo Lasserre) non riconosce il figlio.
Si è ipotizzato fosse nato in Francia poichè vi è un certificato di nascita francese, ma c’è un passaporto dal quale risulta l’Uruguay come paese natale, e sappiamo che egli venne in Argentina all’età di due anni.
Gardel inizia la sua carriera vera e propria nel 1917 quando incide per la prima volta un tango, Mi noche triste. Una delle sue fortune è legata alla voce, particolarmente esaltata dalle tecniche di riproduzione del tempo, in più giocano a suo favore una simpatia innata e un corpo “costruito” per essere amato dalle donne, che in effetti lo amano e lo venerano, come gli uomini lo invidiano e ammirano.
Molti i soprannomi che gli sono stati attribuiti.
Nel 1925 inizia a comporre; nel 1930 è già una stella, nella canzone e anche nel cinema per il quale gira film con le sue canzoni: dieci cortometraggi, e nove film, negli studi della Paramount.
Importante per la sua ascesa artistica Alfredo Le Pera, suo stretto collaboratore, paroliere e sceneggiatore di molti suoi film, che morirà con lui in un incidente aereo nel 1935. Le Pera lo aiuterà a creare canzoni più internazionali abbandonando l’uso del lunfardo.
La sua voce così bella e particolare rimarrà impressa nel cuore dei suoi estimatori, assieme alla sua figura scomparsa così tragicamente ai loro occhi.
A testimonianza del fatto che Gardel è stato e sarà sempre un mito per il popolo argentino, nel cimitero dove è sepolto si trova un monumento in bronzo ad altezza naturale che lo rappresenta fedelmente, questa statua ha tutti i giorni un garofano rosso fresco in una mano e una sigaretta accesa nell’altra; chi compia tutti i giorni questo rituale non è ancora stato scoperto, certo è che “El zorzal criollo” è morto quasi settanta anni fa e non sono rimasti molti gli estimatori della sua epoca.

Un posto particolare merita Alberto Castillo, soprannominato “El cantor de los 100 barrios porteños”, si laureò in ginecologia solo per far contento il padre, una volta laureato cominciò a cantare; simpatico anche se forse un po’ troppo legato alla politica, soprattutto al peronismo; Castillo ebbe il merito di rispolverare negli anni cinquanta il candombe, ritmo legato alle origini del tango, e quello di vivere il Tango come genuino prodotto nazionale, per questo degno di essere esportato.

Francisco Canaro (1888-1964) è uno degli artisti di tango più popolare.
La prima incursione nel tango avviene a 20 anni, quando Canaro incontra un vicino, il tango bandeonist e direttore d’orchestra Vincenzo Greco, nel 1908. Canaro comincia a dedicarsi al tango, dove si esibisce presso il quartiere di La Boca. Si unisce anche Greco in un certo numero di tour, che sono successi commerciali. Per inciso, il termine Orchestra Típica è attribuita a Greco che ha voluto che la sua orchestra si differenziasse da quelle con ritmi diversi.
La discografia di Francisco Canaro è quasi sovrumana: l’ultimo conteggio stima 3.792 registrazioni!
Canaro è anche rinomato per la lotta per i diritti, sia di proprietà sia d’autore, dei compositori, e in definitiva per la creazione delle leggi sul copyright. Questa idea era sconosciuto all’epoca. Il culmine di questo sforzo si è verificato nel 1940 quando fondò SADAIC (Sociedad Argentina de Autores y Compositores de Música – Società Argentina di Autori e Compositori).

Tra gli strumentisti, un riguardo particolare meritano Pugliese e Troilo. Osvaldo Pugliese (1905-1995) era un virtuoso del piano, inizia prestissimo ad esibirsi e cerca di formare la sua orchestra ideale. La sua bravura e particolarità sta nel cercare nuove possibilità espressive, cerca l’innovazione senza tralasciare il tango originale; e vi riesce benissimo, nei suoi 70 anni di carriera riesce a portare una ventata d’aria nuova alla musica tango.
Anibal Troilo (1914-1975) inizia giovanissimo a suonare il bandoneon e ad esibirsi. Nella sua lunga carriera riuscì a circondarsi di musicisti eccezionali ma anche di ottimi cantanti. Riuscì bene a sposare il Tango-cançion con il ballo, cosa fino ad allora poco frequente; anch’egli opera una evoluzione musicale formidabile. Riassumendo quindi Troilo fu un ottimo bandoneonista, tra i suoi soprannomi infatti c’è “El Rey del bandoneon”, uno scopritore di talenti e non per ultimo colui che seppe coniugare il tango cantato con il ballo.

Astor Piazzolla
Conosciutissimo anche da chi di tango non se ne intende molto, l’eclettico Astor Piazzolla (1921-1994).
Egli è l’unico figlio di Vicente Piazzolla e Assunta Mainetti, di origini italiane (tutti e quattro i nonni erano immigrati italiani che si erano trasferiti in Argentina).
Alla nascita, ci fu un tragedia: la sua gamba destra era terribilmente contorto a causa della poliomielite, e da bambino subì ripetute operazioni, fino a quando non venne corretta, anche se rimase con una gamba leggermente più corta dell’altra.
Nel 1933, a soli 12 anni, Astor incontra Gardel, quando suo padre, che è un grande fan di Carlos Gardel, si rende conto che l’icona del tango è in città.
Piazzolla aveva un carattere molto particolare, era polemico e provocatore un po’ come tutti i geni e, contrariamente a uno dei suoi predecessori, Troilo, cercò in tutti i modi di sciogliere la dipendenza della musica tango dal ballo. La sua musica è rivoluzionaria, si distacca un po’ dalle novità apportate fino ad ora per tornare alla tradizione classica e tentare un riuscitissimo connubio con il jazz.
Per queste ragioni viene criticato, osteggiato, ma allo stesso tempo e per le stesse ragioni viene da altri osannato e contribuisce alla riscoperta del tango, anche quello ballato che lui proprio non amava, nel mondo; basti pensare ai film che hanno suoi pezzi nella colonna sonora, pubblicità che accompagnano due ballerini sulle note della sua immortale Libertango, a balletti o opere teatrali che sfruttano la dolce tristezza della voce del suo bandoneon.
Nel 1985 è nominato cittadino onorario di Buenos Aires e nel 1986 riceve il Premio Cesar a Parigi con il film “El Exilio de Gardel”.
La discografia completa di Astor Piazzolla si può trovare sul sito: Discografia Completa de Astor Piazzolla.
Le canzoni in ordine alfabetico si possono trovare sul sito piazzolla.org.

diagramma della storia del tango

Liberamente tratto da: http://www.tuttowebitalia.com/sport/tango-argentino.html e http://www.verytango.com

Il criollo

Il criollo

La realtà di Buenos Aires dell’inizio del secolo scorso era quella di un’autentica Babele, una società ormai in degrado, senza un legame comune, ricca di problemi sociali e politici e ciò che emerge dalla cultura di questa città, in questo momento è la figura del criollo. Il criollo è il risultato della fusione tra gli uomini che già vivevano all’interno del Paese e gli immigrati europei. Ufficialmente i criollos erano l’unica etnia ad avere molte libertà, in quanto si distinguevano dai nuovi arrivati(gli immigrati), dai gauchos e da altri popoli delle pampas, perché egli viveva nella società delle regole e del progresso.

Liberamente tratto dal testo di Laura Cervesato: Il tango nell’opera di Borges

Il gaucho

Il gaucho

Questa è la figura dell’eroe che iniziò il mito del tango. Il gaucho era un uomo che viveva nelle pampas, una regione nel centro-sud dell’Argentina, e nelle zone adiacenti, il cosiddetto Cono Sud. Viveva in gruppo e le attività che svolgeva erano quelle di mandriano e allevatore a cavallo e la tradizione ci lascia di lui un’immagine sul suo destriero.
Era una sorta di cow-boy argentino. Il termine deriva probabilmente dall’arabo e indicherebbe proprio l’uomo a cavallo.
Era un elemento che viveva ai margini della società, in mezzo alla natura e non aveva molti contatti con la grande capitale che si stava sviluppando lo scorso secolo. Aveva combattuto su più fronti, probabilmente era sfruttato dalle varie parti per strategie bellicose.
Il gaucho non aveva altra fede che il coraggio e l’onore. Proprio perché emarginati, spesso viene ricondotta a loro l’immagine di ladri, assassini, delinquenti e incivili e gaucho è l’appellativo che viene loro dato dagli abitanti delle città, ma loro non sanno di essere chiamati così.
Questa figura, un po’ mitizzata dalla storia, non si sentiva parte della società argentina che si andava formando e non chiedeva niente allo Stato.
I gauchos non avevano mai sentito questa parola se non come un’ingiuria ed ebbero per nemici molti popoli, sia i nuovi europei emigrati, sia gli indigeni, eppure erano meticci, ovvero, una fusione tra questi. Erano allevatori, mandriani, marchiatori, banditi e alcuni di loro payador. Questo termine stava ad indicare coloro che portavano notizie da una regione all’altra del cono sud cantando quelle canzoni improvvisate che furono le prime origini del tango, dalle quali si sviluppò.
I loro tempi erano molto lenti, rispetto ai ritmi frenetici nella capitale.
Seguivano il tempo della natura per svolgere le loro attività, stando in mezzo alla natura nella loro povertà. Erano persone ospitali e ricche d’ironia.
I gauchos credevano ad alcune superstizioni e alla magia, era un po’ la loro religione: è quel tipo di credenze tipiche dei popoli sud americani, che sono stati tramandati dagli indios.
Le caratteristiche del gaucho che vengono citate nelle poesie del tango sono quelle dell’orgoglio dell’uomo che vive al di fuori della nuova metropoli, in mezzo alla natura, libero fiero maestro nell’armeggiare i coltelli È un uomo che non riesce a riconoscersi e a convivere con la città che continua a cambiare e a industrializzarsi, e per questi motivi vive isolato, anche a costo di essere emarginato totalmente o sfruttato da coloro che detengono il potere dello Stato.

Liberamente tratto dal testo di Laura Cervesato: Il tango nell’opera di Borges

Differenze tra il tango e le altre danze

Differenze tra il tango e le altre danze

Il tango nasce come danza; creata dal popolo per trovare un’identità e superare le difficoltà dell’integrazione, per sentirsi parte di una nazione, diventa ben presto un ballo amato anche dai ricchi che inizialmente ne criticavano l’eccessiva disinvoltura.
La maggior parte della gente, crede che il tango sia solo un mezzo maschile per conquistare la donna amata, un mezzo di seduzione.
In realtà il tango è una musica che trasmette, con lo stesso vigore presente nelle battaglie, la voglia di esprimere qualcosa di forte. Spesso le canzoni del tango sono tristi nel testo, ma la musica è ritmata, forte, allegra.
Il tango è quindi lo specchio della popolazione argentina, è un simbolo per poterli identificare.
Identità è la parola chiave di questo genere artistico, in quanto nel periodo in cui nacque, la popolazione argentina ne cercava una propria, in quanto essa era una fusione di popolazioni (che unendo le proprie tradizioni hanno proprio generato il tango) che fino a quel momento non aveva altri elementi che li potessero unire sotto un’unica identità.

Il tango è una danza di coppia chiusa a figure. Anche in questo caso il tango rappresenta una sintesi fra i balli di coppia, simili al valzer, e le danze a figure, ballate in gruppo, quali le contraddanze per esempio.
La posizione di partenza e il fatto che sia l’uomo a guidare, sono forse le uniche analogie che possiamo individuare tra il tango e le altre danze di coppia unita; infatti già il primo passo di ballo scopre la prima grande differenza a livello posturale: i ballerini formano tra loro una sorta di triangolo con i loro corpi, ovvero le gambe sono libere di muoversi mentre a livello del petto, al contrario dei balli standard, i ballerini sono uniti in un equilibrio quasi precario; il peso è spostato sugli avampiedi, “causando” il tipico passo scivolato. Un’altra differenza fondamentale riguarda la coreografia del Tango che risulta più complessa rispetto a quella simmetrico-parallela presente nel valzer. Il valzer, al contrario del Tango, si sviluppa con una sequenza continua di giri sempre uguali; nel Tango questo non può e non deve accadere, perché molto della sua bellezza sta nell’incredibile ed infinita varietà di passi, e anche nell’alternarsi di vere e proprie pause di sospensione (cortes) e equilibri continui (quebrada).
Il Tango è un ballo piuttosto complicato, non che gli altri balli siano semplici, ma di sicuro si riesce più velocemente ad imparare un solo passo piuttosto che una sequenza di passi sempre nuova e imprevedibile come quella del Tango, dove non esiste un “passo base” e dove molto, se non tutto, si gioca sull’imprevedibilità, sull’invenzione del momento. L’uomo crea nella sua mente una sequenza in base alla musica e la sviluppa mano mano, adeguandosi alle risposte della donna, creando ogni volta un tango differente, irripetibile.
Una delle differenze più evidenti è quella che nel tango i ballerini possono invadere lo spazio del partner; l’abbraccio già presuppone una vicinanza massima fra i due, ma anche a livello delle gambe, non c’è una regola che li obbliga a non sfiorarsi, anzi ci sono dei passi che favoriscono questo intreccio di gambe molto coreografico.

L’improvvisazione nel tango

Caratteristica fondamentale, l’improvvisazione è parte integrante di questo ballo; senza di essa non si balla, al limite si ripete una sequenza, un insieme di passi già visti; ma se il ballo è anche imitazione è bene comunque sottolineare che non è solo questo.
È abbastanza semplice ad un occhio allenato riconoscere i ballerini principianti da quelli avanzati; questo perché di solito, mentre i primi si concentrano sui passi e sulle sequenze eseguendone di complicate, imparate provandole giorno e notte, e trascurando sia la dama che la musica; i secondi creano sulla musica, spesso si fermano come in una pausa di riflessione, altre volte danno spazio alla creazione della dama, in un gioco di coppia in cui regnano creatività e armonia. Ovviamente per seguire la musica e lasciarsi trasportare è essenziale possedere la tecnica, ma questo non significa che più passi si conoscono e si usano e migliore è il nostro Tango, in questo caso infatti la tecnica è legata al modo di interagire con il partner, di farsi capire senza parlare (anche perché sarebbe un sacrilegio), di usare l’intesa per giocare con l’improvvisazione.
Spiegare l’improvvisazione risulterebbe alquanto complesso e in più forse svantaggioso; ciò che c’è da sapere è che essa è usata, nel tango come in molte altre forme d’arte, per movimentare, per sperimentare, per stupire.
Non più la partenza convenzionale del valzer, non più giri uguali tra loro, ma invenzione continua: questo è il tango.
Questo gioco splendido tra i ballerini, nel quale entrambi vivono in uno stato perenne di allerta, senza sapere che cosa sarà il dopo, li rende leggeri, liberi e pronti ad ogni possibilità.
Allo stesso modo lo spettatore vive l’attesa: come la dama, non sa cosa farà l’uomo, e attende trepidante un segnale.
Lo spettatore vive il tango attraverso la coppia, per questo riesce a distinguere l’“improvvisatore” dal principiante, che ha già la sua sequenza in testa indipendentemente dalla dama con cui balla, dalla musica su cui balla, dalla risposta che trova; perché il tango è improvvisazione ma è anche ascolto.
Il tango è anche incontro tra due persone; emergono in questo ballo i nostri caratteri, le nostre debolezze, le nostre energie. In un mondo in cui impera l’individualismo, il tango consente a due persone di abbracciarsi, avvicinarsi, scoprirsi, di vivere un’esperienza comune.
Il tango è uno strumento per esprimere sentimenti (dolore, ma anche gioia, senso di libertà). È quasi una confessione che fa scoprire al compagno con cui si balla, i propri difetti, limiti, debolezze.
Il tango-milonga e quello fantasia sono i due tipi di tango in cui si divide il tango rioplatense.
Il tango-milonga o “de salon” è quello meno conosciuto in Italia e in generale all’estero ma più ballato nella realtà platense, dai vecchi milongueros; è più semplice del tango-fantasia in quanto a differenza di questo non usa figure esagerate, da spettacolo.
Il tango-fantasia è nato per il palcoscenico, per l’esibizione e per questo motivo è più conosciuto all’estero dove si vede più spesso negli spettacoli.
Per ballare il tango-fantasia è quasi impossibile usare l’improvvisazione, le figure sono complesse e richiedono preparazione fisica e spazio, proprio per questo nelle milongas (le sale da ballo dove si balla esclusivamente il tango) non si può ballare, o meglio non si riesce a ballare; per questo è meglio dedicarsi al tango-milonga, dove conta più l’abbraccio delle figure complesse e dove si balla per se stessi e non per il pubblico.

Il Tango nel 2009 è stato dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco.

Liberamente tratto da: http://www.tuttowebitalia.com/sport/tango-argentino.html e dal testo di Laura Cervesato: Il tango nell’opera di Borges

L'arrabal

L’arrabal

L’arrabal è il termine originale usato per indicare la periferia urbana. Il tango nasce quindi in queste zone delle città, dove vivevano le popolazioni più povere, emigrati e criollos (creoli, emigrati di seconda generazione, ovvero figli di immigrati europei che si installarono in sudamerica).
L’arrabal negli anni di grande crescita economica, è un’entità geografica in scomparsa, perché viene assorbito dalla città, che si estende sempre di più. Persino le abitudini delle persone devono cambiare, anche se tramite processi lenti: cambia l’aspetto dei sobborghi, il criollo entra a far parte della catena produttiva della città (egli era sempre visto dagli europei come un nullafacente, uno scansafatiche) e le popolazioni immigrate si amalgamano più facilmente. All’inizio tra questi immigrati c’era molta diffidenza, ma i testi poetici del tango, a differenza delle pièces teatrales, non riportano gli scontri tra immigrati di varie origini, in quanto il tango moderno è nato quando la mescolanza e la collaborazione tra gli immigrati è già avvenuta.
L’arrabal rimane comunque il luogo prediletto del tango, anche se la sua facciata si sta pian piano modificando. I luoghi mitizzati dalle canzoni sono i cortili delle case, dove ogni sera c’era una festa e si improvvisavano balli di soli uomini o balli di seduzione a coppie; la finestrella della casa della propria amata; un fiore; il porticato.
Questi luoghi sono posti idealizzati per chi ci ha vissuto e un elemento al quale si accostano è il fango, una sostanza non sicura, non stabile come l’asfalto, ma che prende i toni del rimpianto, della malinconia, simbolo del luogo tanto caro, quale era l’arrabal.
Il sobborgo urbano diventa anche luogo in cui l’uomo ha una propria dignità da difendere, i valori che perdurano sono quelli dell’onore e della solidarietà, concetti che vengono ripresi nei testi del tango. Questa patria diventerà un segno indelebile, una patria che non si può rinnegare, nemmeno per coloro che tentano un’ascesa sociale: l’arrabal è la madre che li ha visti crescere, è un elemento vitale per chi ci ha vissuto, tanto che perfino nel tango viene decantatoIl cambiamento urbano, che stanno subendo i quartieri durante l’ascesa economica del Paese, non è quindi cosa molto gradita per i suoi “figli”, anzi, essi stessi ne hanno nostalgia.
Anche le regole e i valori vengono idealizzati nelle poesie-canzoni, in quanto c’è il desiderio da parte degli abitati di questi luoghi, nel mantenerli saldi e la speranza che restino immutati.
Le poesie e le canzoni del tango, in conclusione, sono degli strumenti che mostrano la vita vera del popolo dei sobborghi delle metropoli sudamericane.

Liberamente tratto dal testo di Laura Cervesato: Il tango nell’opera di Borges

Il tango e la sua storia

Il tango e la sua storia

Le origini

Il tango è un genere di musica, di danza e di poesia che nacque nella prima metà dell’‘800 nei sobborghi di Buenos Aires, capitale dell’Argentina. Qui vivevano gli emigrati italiani, francesi, ebrei, ungheresi e slavi, che, dopo due generazioni, avevano coniato una sorta di dialetto, il “Lunfardo”, detto “lingua degli emarginati” (influenzata soprattutto dai dialetti italiani e dal francese). Essi si servivano di questo per cantare la loro vita, la miseria, le storie d’amore, la loro situazione di povertà, di tristezza, ma anche di gioia e di speranza di rientrare nella lontana patria.
In ogni momento della propria vita, l’uomo ha bisogno di cantare per far uscire i propri sentimenti, di qualsiasi tipo essi siano, e spesso questi canti sono accompagnati da balli. Così a Buenos Aires nacque il tango.
Si pensa che il termine “tango” derivi da una parola onomatopeica africana, tan-go, che riproduce il suono delle percussioni, quando vengono suonate. Però esiste anche un’altra origine attribuita al termine tango che sta proprio nella lingua del lunfardo, ovvero: molto spesso i prigionieri nelle carceri, per non far capire alle guardie di cosa stessero parlando, inventarono una lingua scambiando l’ordine delle sillabe all’interno della parola. Da gotàn si avrà tango e questo modo di parlare in codice era chiamato verse, dalla parola revés, ”al contrario”.
Nel tango, gli afroamericani hanno portato il ritmo tradizionale africano, il Candombé. Con i Gauchos delle pampas, arrivarono i Payadores (termine che deriva da payada, ovvero improvvisazione) e la loro musica, la Milonga (che in Spagnolo significa festa), che usavano come ritmo per cantare le loro canzoni a suono di chitarra e con le quali trasmettevano le notizie nelle città. L’Habanera, musica tipica cubana, si mescolò con gli altri elementi per creare un mix originale di musica, ballo e canto. Si pensa addirittura che l’Habanera derivi da una danza inglese, diffusasi poi in Francia e in Spagna e in seguito portata dai conquistatori nel Nuovo Mondo, poi diffuso proprio da loro in Argentina. Il termine “tango” cominciò a diffondersi negli anni ’20 dell’’800, e si riferiva ad un tipo di percussione importata dagli afroamericani, e queste melodie venivano suonate con il pianoforte, il flauto e la chitarra.

evoluzione tango

Il 1890 ha rappresentato un punto importante per il tango, venne introdotta una battuta d’arresto nel movimento, in cui l’uomo si sarebbe fermato fermato mentre la donna avrebbe danzato a fianco a lui in uno stile di rotazione,in altre parole, la creazione della più bella, famigerato e sensuale figura del tango: l’ocho.
Questo ha portato l’abbraccio dei corpi, il toccarsi dei volti e l’uomo che conduce e la donna che segue.
Il vero tango era nato!

Nei primi decenni le canzoni del tango descrivevano la vita all’interno dei bordelli, dei bassifondi e delle strade di periferia, ovvero i luoghi in cui si stava sviluppando. In seguito, con l’arrivo degli immigrati (soprattutto negli anni ’10 del ‘900) i temi vertevano sulla descrizione di attimi di gioia momentanea, il passato triste e la speranza in un futuro migliore. Queste sensazioni sono date soprattutto dal ritmo sincopato e allegro della milonga. Il termine milonga venne usato in questi decenni per indicare le riunioni, i ritrovamenti (milonguear) delle persone nei sobborghi di Buenos Aires, nei quali si cimentavano a creare nuovi passi, nuove canzoni, nuove musiche. Essi però non possono essere accostati ai payadores, perché questi ultimi improvvisavano le canzoni: possiamo dire che la milonga è nata di conseguenza nelle città rioplatensi sulla base della tradizione dei payadores.
A partire dalle milonghe si cominciano a raccogliere i ritornelli più cantati, i testi più originali, in genere filastrocche, e le musiche adatte ai testi e finalmente nascono delle vere e proprie canzoni, molto simili a quelle nostre contemporanee.
Questa musica era suonata nei locali più squallidi della capitale argentina, nei luoghi frequentati dalla malavita, nelle periferie, tra la città e la campagna. Le persone più povere nelle loro case utilizzavano uno strumento di origine tedesca, il bandoneón, strumento simile alla fisarmonica, che insieme alla chitarra sono diventati i simboli del tango argentino. Una leggenda racconta che questo strumento arrivò in Argentina per la prima volta intorno al 1868. Una nave svedese sbarcò al porto di Buenos Aires e uno dei marinai barattò un bandoneòn con una bottiglia di liquore.
Con gli anni il tango divenne l’inno dei lavoratori, degli uomini che vivevano la vita per inerzia, impotenti e questo era espresso dai toni bassi, mentre i testi riportavano le emozioni di questi emarginati. I parolieri delle canzoni più famose, descrivono le sensazioni delle classi sociali basse: questa gente aveva paura di deludere le aspettative della famiglia, della loro classe sociale e degli amici, quindi il tango può essere considerato una metafora della vita stessa, lo specchio elle anime della gente.
Uno di tanghi più famosi è sicuramente la Cumparsita (1916) di Gerardo Matos Rodríguez, che descrive una processione stradale, tipica del carnevale. Un altro tango tra i più conosciuti è il Choclo di Ángel Villoldo, del 1925. Il Cominito (1926) di Filiberto è dedicato al quartiere di Buonos Aires La Boca, dove si trova il porto della città e da dove sbarcavano, molti emigrati nello scorso secolo. Queste canzoni hanno un tema comune: l’abbandono dell’uomo da parte di una donna e la speranza che questa torni a casa.
Uno dei più grandi scrittori sudamericani, Discepolo, compose molti testi per questo genere (soprattutto in collaborazione con Gardel, il primo e forse il più grande compositore contemporaneo di tango) e lo definiva “un pensiero triste espresso in forma di danza”. Mentre Lev Tolstoj vedeva il tango come l’inno dell’anti-capitalismo, in quanto sprigiona le emozioni represse dalle classi meno abbienti.

Come ho detto in precedenza, questo genere di musica e ballo si suonava nei bar più miseri delle capitali sudamericane, spesso accompagnato dall’alcol e belle donne. Il tango, anche se può sembrare strano al giorno d’oggi, è un ballo maschile. Inizialmente era ballato da soli uomini ed era un modo per esercitarsi in mosse mascoline, da “macho”, per sedurre le donne e per scambiarsi i segreti dei metodi di seduzione. Anche il grande scrittore Jorge Luis Borges ricorda che quando era bambino il tango era ballato da soli uomini.

Il periodo della maturità

Dopo la legge per il suffragio universale del 1912 il popolo povero conquistò molte libertà, tra le quali ballare il tango in pubblico. Questo ballo conquistò subito le classi più agiate che proposero serate e incontri di ballo. Negli anni successivi il tango approdò a New York e in seguito in Europa dove furono istituiti dei tango caffé e tango tea room.
Purtroppo, anche se ebbe subito successo, il tango trovò negli ostacoli, soprattutto nei primi decenni del secolo scorso. La sensualità e l’audacia che questo ballo mette in luce nei suoi ballerini è stato considerato oltraggioso dal punto di vista della Chiesa (non solo quella cristiana, ma anche da quella protestante), dal Re Wilhem II e da alcuni teologi. Si riteneva un ballo non adatto ai militari, si credeva che fosse una danza che andava contro la pubblica decenza.

Ma la popolarità del tango non si fermò: Rodolfo Valentino ne I quattro cavalieri dell’apocalisse ne interpretò una versione melodrammatica che negli anni ’30 contribuì alla diffusione del tango tramite il cinema; Gardel, spopolò con le sue canzoni e composizioni.
Egli è considerato il primo vero interprete del tango. Nel 1930 dovette scappare dall’Argentina e andare a Parigi, in quanto questo genere artistico fu proibito dal nuovo ordine politico e a Parigi compose ancora, continuando a proporre questo genere musicale.
Tra gli altri esponenti di questo genere ricordo Astor Piazzola, con il suo tango più celebre Libertango, utilizzato come colonna sonora di molti spot televisivi, come accompagnamento per il ballo e nel cinema.
Con la crisi economica degli anni ’30 e con il colpo di stato di Uriburu, il tango ebbe un momento di decadenza, in quanto vennero sancite leggi contro la prostituzione e la chiusura di quasi tutti i locali notturni della città. Ma si riprese negli anni ’40 grazie a una rinascita dell’economia, soprattutto durante la Seconda Guerra Mondiale. Infatti l’Argentina era uno dei Paesi dai quali si ricavava materia prima per i rifornimenti ai soldati, quindi l’economia era cresciuta molto rapidamente, e anche alcuni bordelli vennero riaperti e il fervore della capitale si fece risentire.
Era soprattutto una moda parigina quella del tango, e proprio da lì nacque il mito dell’artista che sogna di emigrare in Argentina, e viceversa per gli artisti argentini innamorati della capitale francese. L’influenza del francese si sente anche nelle canzoni: i testi riprendono parole francesi, i soprannomi delle donne sono nomi francesi.
Da Parigi le mode fanno il giro del mondo, e presto anche nelle case della borghesia argentina arriva il tango.

Il 1955 portò un colpo di stato durante il quale venne spodestato Juan Perón e portato in un nuovo governo che scoraggiò il tango. Questo governo conservatore, in collaborazione con i membri delle classi più agiate e alcuni esponenti della sinistra, ha denunciato e respinto il tango in quanto lo consideravano fatto le donne inclini a “lavorare in bordelli”. Tango è rimasto quindi sommerso per molti anni.
Nel 1983 la giunta militare Argentina cadde e, per la prima volta, il Tango Argentino ebbe un massiccio successo che ha causato la diffusione del tango a Buenos Aires e in tutto il mondo.
Il Neo-Tango (Tango Nuevo) si è evoluto verso l’anno 2000, in primo luogo negli Stati Uniti e nel resto d’Europa, piuttosto che l’Argentina stessa. E si balla una musica che non è tango tradizionale, come la musica elettronica chiamato electrotango. Questo contiene molte nuove forme di passi come il passo sovra-esteso (quasi un salto) ed incorpora la separazione tra i due ballerini, in cui viene rotto l’abbraccio.

Il tango al giorno d’oggi

Quando si parla di tango, oggigiorno viene preso i considerazione solo l’aspetto del ballo. In realtà il tango è un genere artistico che comprende poesia, musica, canto e ballo.
Per prima cito la poesia, perché, come possiamo notare, le origini del tango sono le milonghe, ritornelli e poesie cantate all’inizio senza strumenti; in seguito si cominciò a scrivere la musica e in ultimo stadio si è plasmata la danza che negli ultimi anni è diventato un fenomeno mondiale.
È, quindi, importante sapere che quando si parla di tango, si parla di più discipline artistiche che non possono essere divise, altrimenti il tango stesso non avrebbe più senso. Il tango a volte è, erroneamente, considerato solamente come un ballo da sala. A differenza di questi balli, il tango ha la caratteristica di essere un ballo dell’intimità. Ballando questa danza i danzatori guardano dentro se stessi, portano fuori tutte le loro emozioni e cercano di sentire quelle del partner.
In Europa il tango è stato modificato, perché nei balli di coppia classici i passi, in genere, hanno un altro ritmo, quindi, per facilitarne l’apprendimento, è stato variato. Ovviamente si deve distinguere il tango vero, originale, da quello moderno, modificato.
Alcuni danzatori mescolano i due stili, riproponendo passi e figure originali, in un tango moderno, europeo. C’è chi pensa che sia positivo, c’è chi pensa di no, in quanto questo è un ballo dell’istinto, sensuale, che stimola le emozioni, e le movenze devono uscire dall’anima.
Alberto Soave, in un articolo su Informadanza, dice che “il tango alberga in ognuno di noi, che si cela nelle nostre anime, e che bisogna soltanto tirarlo fuori ballandolo”.
Oggigiorno il tango è un ballo che viene insegnato in molte sale, in vari corsi, per tutte le età e soprattutto è diventato oggetto di competizione. Ricordiamo tra le tante, il campionato mondiale che si svolge ogni anno a Buenos Aires.
Per quanto riguarda la musica, ci sono molti gruppi musicali e musicisti che ci propongono canzoni originali che sono molto usate nelle sale da ballo, come i Gotan Project, che suonano un nuovo genere di tango, il Tango Nuevo, e altre sono canzoni che possiamo definire storiche, con un successo che non vede mai il tramonto, come il Libertango di Pazzolla e la Cumparsita di Matos Rodríguez. I testi per queste piccole opere d’arte, ovviamente rispecchiano i bisogni e i disagi della società attuale e la lingua utilizzata è lo spagnolo nelle sue cadenze latino americane.

Liberamente tratto da: http://www.verytango.com e dal testo di Laura Cervesato: Il tango nell’opera di Borges

Gli stili di ballo nel Tango

Gli stili di ballo nel Tango

Da “Historia del Baile “ di Sergio Pujol

In termini generali tutti sono d’accordo che , dagli anni 40 in poi, ci sono solo 4 grandi stili o modalità di ballo , che denunciano situazioni socioculturali diverse.
Lo stile più vecchio è quello canyengue, quello della “Guardia Vieja” che quasi non si balla più. Poi c’è il “tango de salòn” che si pratica nella sede sociale e nei locali del centro, con più attenzione all’eleganza e al “bel camminare” che non ai “cortes” e alle figure.
C’è poi il tango “orillero” (borgataro Ndt) , un tango che osa disegnare figure esiliate dai saloni; il ballerino “orillero” vuole ballare “molto”, non si accontenta di camminare con eleganza e portamento: Per “orillear” bene bisogna avere tempismo, buoni “ganchos” e velocità.
Infine, il Tango Fantasia è l’esibizione totale, il ballo coreografico nato nei concorsi per amateurs.
Sebbene riconoscono alcuni talenti genuini in questo stile, in generale i “milongueros” – sia di “orilla” che “de salòn” – non sono d’accordo con il “fantasista”.
La morale di un tango “ben ballato” è quella di una certa austerità corporale, un punto intermedio tra la destrezza e l’anonimato.
I componenti della coppia del “tango fantasia”, invece, fanno alcune figure sciolte, si prendono al contrario e fanno tutto ciò che a loro piace o a loro serve per mettersi in evidenza. Senza pudore, senza limite. Come farebbe una coppia di Hollywood.

I buoni ballerini di Villa Pueyrredòn , Saavedra e Villa Urquiza che erano i quartieri più tangheri del mondo, facevano esibizione con i 3 stili, un po’ di “orillero”, abbastanza “de salòn” e un pizzico di “tango fantasia”. Però nei balli sociali quello che si imponeva era una specie di “tango de salòn” con figure.

Gli stili di ballo nei vari quartieri di Buenos Aires

Un po’ più chiara è la differenziazione degli stili per quartieri e zone. Se i balli di tango sono sempre stati dei “fortini “ di identità locale molto chiusi, negli anni 40 le discrepanze e gli scontri aumentano fino a frammentare la mappa della città in ghetti o aree dominate da questo o da quel gruppo.
Ci sono “tribù tanghere” nei quartieri di Villa Pueyrredòn, Mataderos, Villa Urquiza, Villa Devoto, Floresta, Flores, Lanùs, Avellaneda.
“L’essere straniero” rispetto al quartiere si paga caro, se il ballerino osa non riconoscere le leggi non scritte sulle quali si reggono le varie “confraternite tanghere”. E sul piano della danza, le differenze tra quartiere e quartiere sono immediatamente riconosciute da coloro che vivono la notte .
“Ogni quartiere aveva il suo stile , sebbene oggi questo sembri strano” rivela il milonguero Anzuate . “Nel quartiere di Villa Devoto facevamo più “ganchos” che in altri quartieri. E quelli di Villa Urquiza o Pueyrredòn erano esperti nei “giros”. In cambio al Sud – e io chiamo Sud i quartieri di Constituciòn, Barracas, Parque Patricios, Avellaneda, Quilmes – si ballava uno stile un po’ simile a quello della “Guardia Vieja”. Completamente diverso da quello dei quartieri della zona Nord…”.

Non c’erano due persone che ballassero il tango esattamente alla stessa maniera.
Molti anni più tardi, verso la fine del XX secolo, quando si verifica la rinascita del ballo di tango, i vecchi milongueros obietteranno ai giovani adepti l’assenza di “personalità” per ballare.
“Ballano tutti uguali, tutti meccanicamente” diranno con antipatia alcuni “tangueros” che erano stati giovani negli anni 40 e 50.

Colui che va a ballare in un club che non è il suo deve accettare che la sua tecnica non può essere superiore a quella del re della zona, il “caudillo”, l’autorità danzistica del posto. Sono molte le cose che bisogna sapere .
Che le migliori ballerine sono per i ragazzi del quartiere e non per quelli che vengono da altri quartieri.
Che non si può entrare in pista prima che lo facciano quelli del posto.
Che , dopo aver ballato con una donna , bisogna riaccompagnarla fino alla sedia, alla vista di tutti.
La cosa chiara e’ questa: è proibito brillare , quando si gioca fuori casa, senza l’autorizzazione del capo della zona.“ Era molto mal visto mettersi in evidenza in un ballo che non appartenesse al proprio quartiere “ricorda il milonguero Jorge Aspreli. “Ciò poteva essere motivo di scontri , a volte molto duri. Per esempio, se nella milonga La Colmena del quartiere La Chacarita, dove io andavo a ballare spesso, veniva un tipo di un altro quartiere, tutti lo guardavano con sospetto. Per vedere cosa faceva, come si comportava. Se non faceva mostra di abilità, non succedeva niente e il ballo era una festa…”
I balli, comunque, continuavano ad essere , come agli inizi del secolo, spazi di violenza potenziale.
“Una volta al club Almagro arrivava gente molto malavitosa “assicura il milonguero Poroto Oviedo.
“Alcuni lasciavano le armi dietro al bar, come chi lascia la giacca nell’armadio”.

“La cosa migliore era farsi amico del “caudillo” del posto “consiglia retrospettivamente Juan Carlos Copes.“ Così si conosceva l’ambiente, i codici specifici di quel posto. Conoscere tutto ciò ti portava via 2 mesi, sebbene, a volte , con un po’ di fortuna , bastavano 2 settimane. Io, che agli inizi degli anni 50 uscivo a “milonguear” tutte le notti, andavo di qua andavo di là, dove c’erano buoni balli , sebbene il mio posto era la milonga Atlanta.
Conoscevo bene le milonghe di Mataderos, Puente Alsina…i locali del centro.
Ho visto scene di violenza: quando si affrontavano due “caudillos”, perché uno aveva invaso la giurisdizione dell’altro. Finivano a cazzottate però non dentro la milonga. Andavano a fare a botte per strada. Però mai con revolver o coltelli.
Ormai negli anni 50 non si usavano più quelle armi”.

di Alberto Valente – negli anni 90 unico dj di tango a Roma e per 14 anni musicalizador della storica milonga della domenica presso l’Alpheus

Il testo è presente nella pagina FB del gruppo elfirulete3

Il bandoneón: la storia

Il bandoneón: la storia

Il bandoneón è stata inventato circa nel 1846 dal musicista tedesco Heinrich Band, a Krefeld in Germania con il nome di “bandònion”, ed era destinato a suonare musica da chiesa. Non si sa esattamente quando arrivò arrivato a Buenos Aires (si stima intorno al 1870), ma divenne molto popolare circa nel 1890, quando ci si accorse che era estremamente favorevole ai suoni del tango per il suo temperamento triste e vellutato. Il suo nome venne quindi cambiato dal tedesco “bandònion” allo spagnolo “bandoneón”.
Astor Piazzolla, il compianto compositore e performer di tango argentino, è stato il principale esponente del bandoneón nel 20° secolo.
Link utili: Casa tedesca produttrice di Bandoneon

Lunfardo: il dialetto di Buenos Aires

Lunfardo: il dialetto di Buenos Aires

Tra la fine dell’ottocento ed i primi del novecento, la città di Buenos Aires era una sorta di Babele, la grande immigrazione aveva portato con sè i vari dialetti d’origine, e la lingua parlata dagli immigranti ne divenne una sorta di miscela. Ai sostantivi, ai verbi e agli aggettivi dello spagnolo venivano sostituite parole di origine dialettale, o di significato diverso dall’originario.

Adottato inizialmente dalla “poco raccomandabile” malavita locale, divenne quasi un linguaggio in codice che talvolta usava una strana tecnica di codifica invertendo l’ordine delle sillabe.

Il suo nome “lunfardo”, deriva dalla definizione che gli immigrati francesi davano agli immigrati italiani che, in senso dispregiativo, usavano chiamare genericamente tutti “lumbard”. Il termine fu poi ripreso dagli argentini che lo trasformarono via via in lunfard, intendendo indicare con esso i malavitosi e i ladri ed il lunfardo la loro lingua.

Il lunfardo si diffuse e venne assorbito dagli argentini stessi, diventando un dialetto caratteristico della città di Buenos Aires.

L’abitudine di pronunciare le parole invertendo l’ordine delle sillabe fu chiamato “vesre” da reves, che significa appunto inverso. Così che, ad esempio, il tango divenne gotan, un viejo (vecchio) divenne jovie, cabeza (testa) zabeca e così via.

Il primo dizionario di Lunfardo fu pubblicato nel 1879, il nuovo idioma assunse via via caratteristiche proprie e ben definite.

Tutt’oggi il lunfardo è in uso, come un gioco di parole che tra il “vesre” e lo scambio di significato delle parole, rendendo impossibile, a chi non è di Buenos Aires, comprendere persino l’argomento di un discorso. Una sorta di segno di riconoscimento fra veri portegni, e molte parole provenienti dal lunfardo fanno oggi parte del linguaggio comunemente parlato a Buenos Aires.

La chacarera

La chacarera

La chacarera è una tipica danza popolare nata in Argentina a Santiago del Estero , ma ora è cantato e ballato in tutto il nord-ovest argentino. Si esegue tradizionalmente con chitarra, basso e violino , anche se negli ultimi decenni del XX secolo si cominciò ad ammettere varie formazioni strumentali . Esistono sia chacarere cantate sia solo stumentali ed entrambi sono tradizionali.

Si balla in coppie che danzano liberamente (ma in un gruppo) con giri e piroette .

Ritmicamente , si pensa che si trattasse di un ballo a ritmo di 6/8 , anche se attualmente ci sono alcuno, come i musicisti e gli insegnanti Adolfo Abalos (1914 – 2008) e Hilda Herrera (1933) , che sostengono che si tratti di una danza monoritmica a 3/4, mentre altri ancora, come il musicista ed insegnante Juan Falu (1948), sostengono che si tratti di una danza biritmica , con la melodia in 6/8 e la strumentale in tre quarti. Questo particolare gioco ritmico (tra binari e ternari) è condiviso da altre danze popolari argentine , come el gato, el palito, ecc. Questo ballo è ballato da ballerini professionisti .

La sua origine è molto difficile da determinare perché sono pochi i documenti di riferimento. Tuttavia, secondo la tradizione orale, si crede sia nata a Santiago del Estero, più precisamente a Salavina. Il fatto di essere ancora presente in questa provincia non è fattore trascurabile quando si affronta questa teoria. A sua volta, questa danza ha una chiara influenza indigena ed africana distinta, soprattutto nel tocco del bombo legüero.

La menzione più antica della chacarera è stata trovata da Isabel Aretz, nelle ” Memorie di Florencio Sal “, pubblicate nel Tucuman (ad aprile 1913). In questo libro di memorie , si dice che la chacarera si ballava nel Tucuman fin dal 1850.

La chacarera si è cominciata a ballare nel nord-ovest dell’Argentina, in particolare nella provincia di Santiago del Estero. Il nome deriva dalla parola “contadino” (lavoratore) un ‘chacra’ (chakra: ‘campo di grano’ in quechua santiagueño ) perché di solito ballato nel campo, anche se lentamente iniziò ad avanzare verso le città.

Nella metà del XX secolo, con l’afflusso di migranti interni per l’industrializzazione nelle zone delle fabbriche, la chacarera è arrivata a Buenos Aires.

Negli anni sessanta, la chacarera ha aumentato la sua popolarità con la rinascita generale del folklore argentino, nelle voci dei Los Chalchaleros (1948), The Border (1953), Los de Salta (1958), Los Cantores del Alba (1958), Los Tucu Tucu (1959), Hermanos Nunez (1965), Dúo Salteño (1967) e soprattutto la famiglia Carabajal (1967 ), che rappresenta molte generazioni di musicisti e cantanti di chacarera, a cominciare da Agostino Carabajal, compositore dei testi di “La Telesita”, Carlos Carabajal, e poi con Los Carabajal, di Peteco Carabajal (figlio di Carlos), Roxana Carabajal, ed altri.

In Bolivia ci sono grandi musicisti e compositori di chacareras come Yalo Cuellar, Esther Marisol, El Negro Palma, Juan Enrique Jurado, Los Canarios del Chaco, Huáscar Aparicio, Dalmiro Cuellar e altri.

Questo un semplice link di riferimento in spagnolo:

http://www.elfolkloreargentino.com/danzas/chacarera.htm

Il contributo dell'immigrazione italiana nel tango

Il contributo dell’immigrazione italiana nel tango

La società Argentina è sempre stata un crogiolo o melting pot di razze e lo è ancora: l’Argentina era una società aperta dove non c’erano ghetti. Il Tango come un’istituzione informale che ha ospitato decine di migliaia di immigrati, soprattutto italiani, è un perfetto esempio di questo. L’indagine nel tango è la storia del muliticulturalismo della società Argentina ed il salvataggio della reta sociale e dei simboli di identità culturale. Il Tango è un’esperienza multivocale che racconta la storia di persone molto diverse, è l’accettazione della diversità e l’inclusione degli emarginati all’interno del sistema. Non è solo un veicolo che accelera l’integrazione culturale, ma il tango è un integratore multiculturale.
Nello studio di tango incontriamo una chiave per comprendere la struttura fondamentale della società Argentina moderna. Il tango esprime questioni culturali con il quale l’argentino si indentifica; il tango ha modellato la psicologia di molte persone. In una società di immigrati con radici anche giovani, quando i genitori e lo Stato non prevedevano una formazione che rifletteva i bisogni del paese, il tango è stato la risposta a questa omissione.
Tango è un genere popolare complesso che comprende danza, musica, canto, narrazione, la gestualità ed il dramma. E’ filosofia e pathos. Nel tango sono confluiscono innumerevoli elementi culturali ed estetici di origine africana, americana ed europea che a loro volta interagiscono e si potenziano. La storia del tango non è una storia convenzionale di stili che si evolvono ogni decennio o tradizioni nazionali concorrenti, perché devono ospitare molti elementi estetici così come i valori etici e filosofici. Cronologicamente, il tango nella città di Buenos Aires era tango dei neri, americano o tango habanera, il tango andaluso o spagnolo, tango criollo, tango rioplatense e tango argentino.
Gli italiani in Argentina si sono integrati nella società più ampia abbastanza facilmente e non hanno creato barriere culturali. Raramente abbiamo sentito oggi gli italo-argentini cantare canzonette come se si trattasse di immigrati italiani. Il Tango come istituzione informale, unito ad altre istituzioni formali e informali, ha consentito l’integrazione degli stranieri alla vita del Paese. In questa dinamica, il contributo italiano al genere è stato notevole.
Tra il 1871 e il 1914 hanno raggiunto il paese 5,9 milioni di persone. L’Argentina è stato il paese che ha ricevuto la seconda maggiore immigrazione tra il 1821 e il 1932, gli Stati Uniti hanno occupato il primo posto, il Canada il terzo. A Buenos Aires, nel 1869, gli spagnoli erano solo l’8% della popolazione, mentre gli italiani costituivano il 24 % della popolazione della città. Non solo gli italiani erano il più grande gruppo di immigrati, ma la maggior parte dei nomi legati al tango sono italiani, il contributo italiano e italo-argentino è stata notevole. ‘La percentuale degli italiani rispetto alla popolazione totale, è rimasto superiore nei quartieri della Boca e Barracas che in qualsiasi altra zona della città: il 31% secondo il censimento comunale del 1909, anche se questo percentuale ha segnato un calo stimato del 52% nel 1887. In questa popolazione vi erano pochi quelli che non ha avevano uno dei loro genitori italiani. La Boca, in particolare, ha mantenuto il clima, la lingua e persino gli odori di Genova’. Il quartiere della La Boca era una ‘piccola Italia’. Nel 1909 e sul totale della popolazione della città di Buenos Aires, c’erano: 29,3% italiani, 17,1% argentini, 11,2% spagnoli; francesi 0,4%, 0,4% americano, 0,1% russi e il 41,5% di altri. E’ stato il sogno di “fare l’America”.
Gli italiani provenivano dal Nord come dal Sud della penisola, in maggior numero dal Nord all’inizio, in proporzioni uguali più tardi; gli immigrati provenivano da tutte le regioni d’Italia. I residenti stranieri hanno ricevuto un’opposizione e italiani non sono stati eccezione alla regola. Inoltre, i locali prendevano in giro il loro modo di parlare. Gli immigrati italiani non parlavano ai loro figli in italiano, che è il motivo per cui pochi argentini oggi parlano correntemente l’italiano. Tuttavia, gli immigrati non avevano completamente dimenticato la loro lingua madre e molte parole italiane sono state incorporate nel linguaggio corrente. Questo ha dato origine al lunfardo – slang patois di Buenos Aires intimamente associato con il tango che comprende anche i termini da altre lingue europee, e di lingue africane – e al cocoliche, un ibrido risultante dal castigliano e dall’italiano, che si è smesso di usare.
Il ruolo del tango è cambiato, non è più il tango che ha facilitato l’assimilazione di migliaia di immigrati, ma è un forte fattore di coesione, è un riferimento ed un prodotto di esportazione. Per molti argentini il tango è l’Argentina, Buenos Aires è: metonimia.

Liberamente tratto da: http://www.tintaroja-tango.com.ar

Il contributo dell'immigrazione italiana nel tango (seconda parte)

Il contributo dell’immigrazione italiana nel tango – seconda parte

Quasi tutte le persone della provincia di Buenos Aires, facevano parte di bande musicali che si sono formate a partire dalla seconda metà del secolo scorso, in gran parte dovuto alla promozione del grande flusso di immigrazione italiana che è arrivato nel paese in quegli anni. In questi villaggi gli italiani erano i fondatori della società di costruzione, della protezione reciproca, di teatri e bande musicali.
I primi grandi musicisti di tango erano direttori di bande italiane e spagnole che, all’inizio del secolo, diedero il calcio iniziale. Le bande municipali, bande militari, bande dei teatri e le bande delle società italiane inclusero il tango nel loro repertorio, anche se la resistenza del tutto iniziale da parte del pubblico e delle autorità, che si difendevano da questa musica lasciva e libertina, che consideravano ‘musica di classe bassa’ come se la povertà e l’indecenza fossero due facce della stessa medaglia. Erano questi direttori di banda che hanno insegnato musica a molti giovani musicisti argentini. La dimensione di queste bande variava da trenta musicisti locali e molti di più. Queste bande sono state le prime a registrare tanghi su dischi. Le Bande erano composti da strumenti a fiato, mai bandoneon, pianoforte e violino. Le prime registrazioni di tango con bandoneon sono state realizzate dalla “Orquesta Tipica Criolla’ di Vicente Greco.
Molti sono stati direttori di bande italiane e italo-argentine. Cito il più famoso: Alfredo Antonio Bevilacqua (1874-1942) (pianista, direttore d’orchestra e compositore), direttore di gruppi che suonarono per celebrare il Centenario quando il governo accettò il tango per la prima volta ad un evento pubblico. Vicente Arturo De Bassi (1890-1950) (direttore, pianista e compositore), diresse la band Atlanta dal 1913, formazione che registrò con l’omonima compagnia fondata da un altro italiano, Alfredo Amendola. Rafael Fracassi (1886-1952) (pianista, trombettista, compositore), diresse la band della città di Córdoba. Vicente Mazzoco: direttore di banda, scrisse tanghi sotto il nome di ‘M. Criollito’ per evitare che le autorità militari lo licenziassero. Merico Salvador (1890 -), suonava il trombone nella banda Municipale della città di Buenos Aires.
L’elenco continua: Antonio Lozzi, direttore della Banda Italo;Argentina: Jose Strigelli, direttore della Banda del Teatro Nazionale; Carmelo Lipparini, direttore di molte bande della Marina Argentina, Bartolomé Burlando, direttore dell’Orchestra Burlando; Antonio Rivara, direttore della Banda della Polizia della Provincia di Buenos Aires; Enrique Cheli, direttore della Banda del Teatro Apolo; G. Parissoti, direttore del Rondalla National; Cayetano Silva, direttore della Banda del 7° Reggimento di Fanteria; Angelo Metallo, direttore della Banda del 7° Reggimento di Fanteria; Antonio Lagomarsino, direttore della Banda del Teatro Apolo e del Royal Palace; Feliciano Latassa, direttore della Banda della Sociedad Española; José Luis Roncallo, direttore della Orchestra del Teatro Americano (una banda); Lorenzo Logatti Maestro e musicista della banda del Teatro Colón; Cesar Sesso, direttore dell’Orchestra/Banda del Pabellón de las Rosas; Donato Natola, padre di Aurora Natola Ginastera. E molti altri musicisti oggigiorno anonimi.
Secondo Horacio Ferrer e Luis Adolfo Sierra:
‘I maestri italiani all’inizio del secolo impartivano i loro insegnamenti a Buenos Aires, detestavano il tango… Impegnati nel culto esclusivo e marcatamente nazionalista dell’arte lirica, avevano una particolare avversione alla nostra musica popolare. Per loro i “tangos” allora erano poco più che un enchastre inammissibile dei domini di fare musica. Eppure, molti di loro, seppur a malincuore, come potete immaginare, furono costretti a portare negli spartiti di musica non pochi tanghi del primo periodo, quando molti dei suoi seguaci erano abbastanza lontani dal conoscere la teoria musicale e quindi la notazione e scrittura’.
Un’eccezione era Discépolo Santos. Il bassista e compositore italiano, nato a Napoli il 1° novembre 1850 e morto a Buenos Aires il 18 agosto 1906. Realizzò studi di armonia, composizione, contrappunto, contrabbasso e pianoforte presso il Conservatorio Reale di Napoli, laureato presso l’istituto nel 1871 con lode e medaglia d’oro. Suonò vari strumenti a fiato, diresse bande e orchestre a Salerno e Napoli. Nel 1871 arrivò a Buenos Aires, quando questa si stava riprendendo dalla epidemia di febbre gialla. Fece parte di numerose società musicali, tra cui la Sociedad del Cuarteto, esibendosi nel 100° concerto di questa benemerita istituzione, con Cayetano Gaito, Enrique Bomon, Piazzini, Levy e altri. Nel 1875 operò a Rio de Janeiro, come parte dell’orchestra del teatro principale della città; a Buenos Aires faceva parte delle orchestre dei teatri di Victoria, Opera, San Martin e Politeama. Compose musica ballabile e da sala e fu tra i primi compositori di tango, tra cui “Payaso”, che dedicò a Frank Brown; “No me empujes…¡caramba!”; etc. Uno dei suoi discepoli era José Luis Roncallo e i suoi figli Armando ed Enrique Santos Discepolo, si distinsero in arte popolare argentina.
La magior parte della popolazione italiana a Buenos Aires viveva nel barrio de la Boca e Barracas. La Boca era una piccola Italia. E’ stato nei caffè della Boca dove i trii che hanno suonavano tango hanno giocato un ruolo importante nello sviluppo della musica popolare alla fine e all’inizio del 1900. Il leggendario Tano Genaro, per esempio, era al Café del Sur (ca.1898), durante il trio di Francisco Canaro (uruguayo); Vincent e Samuel Castriota suonavano al Café Royal. Juan de Dios Filiberto è nato, vissuto e morto a la Boca, era figlio del famoso ballerino Juan Filiberti. Nel decennio del dieci, il tango passò dalla Boca al Centro, fu gradualmente accettato da sempre più persone. Barone Antonio de Marchi, italiano, figlio di Julio Argentino Roca organizzò una serata di tango al Palais de Glace e un festival di tre giorni al Teatro Palace de la calle Corrientes (1913).

Liberamente tratto da: http://www.tintaroja-tango.com.ar

Intervista a Carlos Gavito

Intervista a Carlos Gavito

Gavito è stato un ballerino professionista. E’stato Boy al Teatro Nazionale per quattro anni, ha lavorato con Nelida Roca, Susana Brunetti, “ma quando non ho avuto lavoro ho dovuto lavorare come lavapiatti, all’estero, per dare da mangiare la mia figlia appena nata, e lo farebbe di nuovo perché vale la pena sacrificarsi.”

Lei ha i suoi concetti personali. Come pensa di dover influenzare i nuovi ballerini?

Che pensino un po’ di più dentro di loro e non verso fuori. Non esteriorizzare i sentimenti, che si esteriorizza in modo naturale.

Stanno insegnando male?

Sì, lo dico con tutte le mie parole. Primo, perché la maggior parte ha cambiato la sua professione, che era un’altra, per insegnare il tango, perché al giorno d’oggi il tango è il marketing. Oggi dico, per favore, pensino che è il nostro patrimonio. Sono molto argentino e questo mi fa infuriare. Non ho paura di parlare e di dire le cose apertamente. Non si può degradare il nostro patrimonio, né venderlo. E se lo vendiamo all’estero, facciamolo bene.

Qual è il vero tango…?

O è tango, o non è tango. Mi perdonino i ragazzi giovani, però non credo nei Narcotango, e li cito perché hanno tanto valore musicale che se si fossero dedicati al tango sarebbe stato divino, perché ci sarebbe stata una successione, ma così lo stiamo perdendo, perché vogliono inventare nuovi nomi quando il tango non ne ha bisogno. Lascia stare com’è, inventa qualcos’altro, non lo so… mambo-rambo, che so…

E l’evoluzione…?

Sì, ma all’interno del tango. Non ballo come El Cachafaz e Troilo non suonava come Canaro, c’era un’enorme evoluzione. E anche Piazzolla disse: “Suono musica di Buenos Aires”. Perché si impegnano nel fare musica che non ha il nome di tango e insistono a dargli un ritmo che non è il 2×4? Oramai non si ascolta più il 2×4. E succede anche col ballo.

Ballano male o imparano male?

Ballano bene, hanno molta tecnica, fanno ganci qui, ganci là, un’enorme furia e improvvisamente arriva un assolo di violino e lui abbraccia e bacia la ragazza. Questa è una tremenda falsità! Non puoi darle i pugni e poi baciarla.
Ma ci sono alcuni buoni esempi…
Javier e Geraldine sono un esempio in questa nuova epoca perché nonostante la loro giovinezza, sono adulti, cioè sono maturi.

Chicho Frúmboli?

Sta facendo un tango che non è maturo per lui. Maturò prima e quando ballava Pugliese mi sembrava sensazionale per la sua improvvisazione, la sua creatività è favolosa, ma ora… È una nuova formula, creata da Gustavo Naveira, una gran ballerino ed eccellente coreografo, ma hanno preso una direzione di un tango che non è del sentimento ma del movimento. Ecco perché io non faccio passi, io ballo un sentimento, mi muovo libero, come un passero. Non sono legato alla memoria, perché altrimenti sarei un computer.

E questo è quello che succede con la maggior parte dei ballerini?

Inavvertitamente diventano computer. Non dico che non facciamo movimenti, forme, passi, ma dobbiamo cercare di evitarlo al massimo in modo che non sia la preponderanza del ballo, ma sia più importante ciò che è dentro.
La strada non è il lato coreografico, perché questo è solo memoria, è dove la mente si congela per essere nient’altro che la memoria del movimento e non quello che contiene, che deve essere un sentimento. Qui è dove tutti scappano, dove se ne vanno per la tangente, dove perdono il loro valore. Non ho dubbi che Naveira e Chicho abbiano i loro valori e la loro creatività! Ah, vorrei dire “addormentati e balla”!…come lo senti, ma senza allontanarti dal tango.

Vorrei dire loro: perdonatemi ragazzi, ma se è vero che il tango è un sentimento triste che si balla, vuol dire che è un’emozione e non un movimento. Analizza questo, pensaci, insultami, dimmi quello che vuoi, ma pensaci. Vedrai che non è così sbagliato. Il loro miglior tango quando ballano è quando si vede che non è studiato, non è impostato.

Naveira mi ha detto che gli argentini non sanno cosa sta succedendo con il tango.

È vero. Non è un ballo, forse, per tutti. Non è un ballo che torna ad essere popolare come prima, ma anzi ogni volta diventa più elitario. Perché? Perché è difficile ballarlo.

Fin da “Forever Tango” sono stato sempre il meno applaudito, ma quando finivo di ballare e le persone andavano in bagno a piangere. Ora, cosa preferisci: sentire o sfruttare? Il sentimentalismo è visto come una debolezza, ma va bene, se siamo tutti umani. La faccia da duro la possiamo fare, ma dentro siamo molto deboli. Il sentimento ci distrugge, possiamo morire di tristezza. Non di gioia.

Qual è stato il momento più doloroso della sua vita in milonga?

Ce ne sono molti…vedo ballare male e per me è come un’oscenità. Una mancanza di rispetto per quelli di noi che amano il tango. E differenzio il tango esenario dal tango sociale.

Ha avuto molti amori in milonga?

Sì, moltissimi. A volte era corrisposto, a volte non lo era. A volte era un perdere la testa (cotta). Mi conquistava uno sguardo che poteva essere una carezza. Sono stato sposato due volte con ballerine.
La milonga ha i suoi codici e le sue storie d’amore…

Direi che se vuoi innamorarti e sposarti non devi andare alla milonga. E se sei sposato, devi stare molto attento a non rompere la coppia perché la milonga porta nuove emozioni, molte sensazioni, ci si rende conto di non essere così vecchio, o vecchia, o si genera l’entusiasmo di trovare una persona e dirsi: come può essere che ho perso tanti anni della mia vita e non l’ho incontrata? E lì è pericoloso.

È un gioco e non dovrebbe essere un gioco. Deve essere un sentimento. La cosa bella è andare con la propria moglie, abbracciarla e fingere di aver iniziato la relazione oggi. Questo è l’abbraccio. L’abbraccio è quello che manca alla società.

Ora, è sposato?

No, separato. Ho una figlia, Eva Carolina, di 17 anni, nata in Inghilterra e ora vive in Scozia con sua madre, Helen Cambell, una ragazza molto scozzese. Mi sono quasi sposato con il gonnellino (scozzese), ma poi non me lo sono voluto mettere (sorride).

E la sua prima moglie?

Mirta, diciassette anni sposati, siamo andati in giro per il mondo a ballare tre o quattro volte.

Mi ha parlato della chimica delle coppie prima… questo è un mistero.

Cambiare partner è cambiare modo di vivere e di essere. Ogni volta che cambi partner, cambia la tua personalità. Indipendentemente da fatto che ci si piace, e che sia una relazione di ballo.

Una prova è stata la coppia Margot Fonteyn e Nureyev: li vedevi sul palco ed è stato amore vestito di danza. Con Mirta, avevo la velocità, la forza e la giovinezza, l’entusiasmo, il sacrificio che non mi costava. In seguito, è venuta la mia seconda compagna, Helen – ballerina del Royal Ballet -, fu la serietà, la professionalità. Mi sono costate lacrime insegnarle, perché lei rifiutava il mio stile improvvisato…

Successivamente, Marcelita (Durán) fu un “boom” di chimica, immediato. L’ho incontrata quando avevo una milonga a Londra e lei venne con “Forever Tango”. Per sette anni siamo andati in giro per il mondo. Quella coppia rappresentava l’ambizione di qualcosa che si cerca nella vita e la si trova senza aver bisogno che diventi tale, perché non ha mai avuto l’intenzione di essere qualcosa di diverso dal ballo. Il ballo era molto più forte della relazione personale.

E Maria (Plazaola)?

Tre anni fa ho iniziato a ballare con María. È molto giovane per me, quindi ho dovuto dare al mio ballo un altro aspetto e un altro carattere, e lì è cambiato dalla sensualità e passione che era con Marcela all’ingenuità e alla purezza che c’è con María. L’abbraccio è diverso, lo sguardo. È una donna bellissima, ma vedo che può essere mia figlia. C’è un diverso affetto, è la carezza con la parte esterna della mano. (fa un gesto con la mano)

Perché c’è così tanta divergenza tra i ballerini?

Perché tutti vogliono essere i primi, nessuno è soddisfatto di essere terzo o quarto. E le cose devono venire quando sono meritate, se no, stai falsamente occupando un posto che non ti corrisponde. Quando hanno messo Gavito, numero uno, io mi sono vergognato, perché io non competo. Non sono un concorrente per nessuno. Sono Gavito, niente di più.

Qual è la sua più grande preoccupazione come insegnante?

Ora non sto insegnando passi, sto insegnando a non scontrarsi nella milonga. Fai quello che vuoi, ma non scontrarti, per favore! Perché è spiacevole andare a ballare. E ogni giorno va sempre peggio, a meno che noi insegnanti non diventiamo critici e non smettiamo di insegnare passi che non possono essere fatti nella milonga. Meglio lasciare ganchos e patadas per il palcoscenico.

Uno va alla milonga per divertirsi e non per soffrire. Ci sono ragazze che ti fanno soffrire perché ballano da sole. Non ascoltano la marca, e l’abbraccio è il tango, i piedi il vocabolario.

Immagino che i tuoi problemi di salute avranno influenzato molto la sua vita. Vuole parlare dell’argomento?

Puoi scriverlo perché non mi spaventa. Sono conseguenze della vita, alcuni hanno i denti cattivi, altri reumatismi e, beh, io ho il cancro. Uno di questi è stato rimosso dal mio cervello, è finito e l’altro che l’ho nel mio polmone. Mi costa un po’ ora, e non posso ballare la milonga perché mi agito troppo.
Però guarda Rufino che con un polmone era il miglior cantante di tanghi.
Tutto può essere!… I miei sentimenti sono molto più forti del sapere che ho una malattia terminale.

Guarda, ho 62 anni e dirò due parole: Grazie alla morte che mi ha permesso di vivere così tanto!

Di Silvia Rojas, pubblicato da Alberto Valente

Intervista a Osvaldo Natucci

Osvaldo Natucci – “Hay mas artistas que maestros”

Osvaldo Natucci nato a Buenos Aires nel 1940 è uno degli ultimi veri milongueri, una persona che vive sinceramente dentro il tango con amore e dedizione. Apprezzatissimo musicalizador per anni della storica milonga “El beso” a Buenos Aires e poi in Europa, tiene conferenze sul tango come fenomeno sociale e lo insegna con molta passione.

Sei nato a Buenos Aires ed hai vissuto la tua gioventù nell’età d’oro del tango. Ci racconti quei tempi e com’è iniziata la tua avventura con il tango?

Buenos Aires negli anni ’40 viveva un’effervescenza che poche volte capita nella storia di un paese. La città aveva 3 milioni di abitanti, c’erano soldi e io credo che più della metà della popolazione ballava tango! L’atmosfera del tango era nell’aria. Nelle radio, per strada, ovunque non si ascoltava altra cosa che il tango, in quella Buenos Aires non c’era altra cosa che il tango. Gli anni ‘40 sono per me l’unica festa sociale che visse Buenos Aires e l’argentina “la fiesta del ‘40”. Quando una nazione vive una festa sociale è come nella vita individuale quando ci si innamora.
Ti senti alle stelle, individualmente o collettivamente. Io sono nato in questa atmosfera.

Da piccolo vivevo per strada (oggi purtroppo non si può più crescere così), giocavo a pallone e ascoltavo tango. I ragazzi a Buenos Aires avevano due mandati sociali: giocare bene a calcio e ballare bene il tango.

Ballare il tango era l’incontro con l’altro sesso, non c’era altra possibilità di incontrare l’altro sesso se non nel ballo o in chiesa, per questo era il desiderio di ogni adolescente.

Nel 1957 inizio a ballare, avevo 17 anni, nel Defensor de Florida, un club famoso di tango, la pista era piena all’ora. Scappavo dal collegio per andare a vedere Troilo alla confiteria del Richmond e di Florida. Ho ballato molto fino al 1960, ballavo molto male, ma ballavo.
Poi con l’università, e la mia passione per la politica (dirigevo un giornale di sinistra), ho un po’ lasciato, è impossibile essere un milonguero e dedicarsi professionalmente alla politica.

Nel ’76 arriva la dittatura e sei costretto a rifugiarti in Spagna, ma nel ’95 ritorni in Argentina e riprendi a ballare.

Sapevo che potevo ballare bene il tango perché lo amavo e perché ero abile con le gambe. Il tango e il calcio sono simili perchè in entrambi è necessaria abilità e velocità di gambe (anche Osvaldo Zotto era un ottimo calciatore!), agilità e dominio del corpo a diverse velocità.
Dal ‘55 al ‘75, in venti anni ci fu un collasso del tango in Argentina a causa dell’arrivo del rock prima e della dittatura poi; ma rimase un piccolo gruppo di persone, una piccola fiamma che rimase sempre viva e permise al tango di sopravvivere. Negli anni 70 e 80 c’erano solo 5 milonghe a Buenos Aires.
Ritorno e devo imparare a ballare, ricorro a quasi tutti i maestri che c’erano a Baires e da ognuno di loro ho preso qualcosa, ma i miei riferimenti furono Ricardo Vidort, Tomi, Pupi e Tete.

I grandi milongueri quindi, anche se hanno stili di ballo differenti.

La fiesta del ‘40 dette vita a due  modelli di ballo principali. Il tango salon e il tango milonguero. Cerco di spiegarli per far si che questi titoli non diventino un cliché. Il tango salon era il tango di barrio, che si ballava irregolarmente, non tutti i giorni, ma il fine settimana, con molto spazio a disposizione e la maggior parte dei ballerini erano in coppia o sposati.
Era un ballo più rettilineo, non molto musicale perché la preoccupazione principale era per la costruzione coreografica. Questo modello portato all’esasperazione sul palcoscenico è quello che oggi si chiama tango fantasia o escenario. Nel ballo del centro o tango milonguero non si rompe l’abbraccio, perché le sale da ballo son più piccole (come El beso), il ballo è più circolare, molto più musicale perché il ballerino conosce meglio la musica dato che va a ballare quasi tutti i giorni della settimana, e quando c’è un tema di Di Sarli sa già come suona. Per ballare bene sulla musica, la si deve anticipare e questo succede quando la gente balla con una frequenza alta.

Oggi il tango si globalizza , abbiamo migliaia di persone che ballano in tutto il mondo. Qual è la differenza con gli anni 40?

Nella fiesta del ’40, c’erano più affezionati e artigiani che artisti. Quando parlo di artigiani mi riferisco ad affezionati che si distinguevano per stile ed eleganza.
E poi ci sono gli artisti.
Arquinbau, Copes erano artigiani quasi artisti secondo la mia opinione, erano artigiani che si distinguevano per salire su un palco. Oggi invece c’è una danza superiore, più creativa che si fonde con il tango e crea ballerini superlativi.
Oggi abbiamo più artisti  che maestri. Questo ha vantaggi e svantaggi, perché la pedagogia del tango è in mano agli artisti e non ai maestri.

Sergio Natucci e Anibal Troilo

Sergio Natucci e Anibal Troilo

Quel’è la differenza tra un artista ed un maestro?

Può essere la stessa persona, ma è poco comune, perché sono psicologie contradditorie, un artista deve essere egoista per creare e credersi superiore a quasi tutti. E’ un pò il motore dell’artista per poter creare cose che prima non esistevano. Il maestro è invece tutto il contrario. Sicuramente deve saper ballare bene, però non tutti i milongueri son maestri.
Il buon maestro, insegna l’idioma corporale del tango, è come un buon professore di lingua. Deve educare il corpo tanguero e deve saper camminare, il tango è una danza camminata.
Sono patetiche le coppie che ballano tango nuevo o tango da spettacolo e non sono artisti, è come un bambino che corre senza saper camminare, è assurdo! Non è logico, non c’è la base.
E la base del tango per i maestri come per gli artisti è camminare bene abbracciati (non necessariamente stretti, non sono un fanatico del tango milonguero!), prendere l’energia dal suolo con eleganza, non perdere la verticalità e avanzare nella complessità coreografica, la coreografia infatti non è altro che un camminare complesso. Deve essere generoso e insegnare bene dalla cosa più elementare fino alla più difficile per chi ha talento.
La gente non deve ricevere insegnamenti complessi per ballare su un palco, ma lezioni che lo stimolino a cimentarsi nel ballo in milonga e a tirar fuori le proprie risorse, rendendo semplici le cose difficile, ed eleganti le cose semplici.
Questo fa il maestro.
La conoscenza basica del tango è la maggior garanzia affinchè si costruisca il tango sociale che a sua volta la base affinchè il tango ballato non sia una moda, ma che s’installi globalmente.
Insegnare a ballare un tango anche solo con 4 o 5 passi, ma fatti con eleganza e soprattutto sulla musica e non fare mille coreografie diverse su un brano di due minuti e mezzo!
Questo è il divertimento affinchè il tango sociale sia effettivamente un tango sociale e non solo un eco artistico. Perché l’eco artistico senza il tango sociale non può esistere.

Oggi invece sta succedendo l’esatto contrario, come mai secondo te?

Una difficoltà nel tango attuale che non credo si supererà, è che ci sono molti artisti e non tutti riescono a vivere di solo spettacolo, n’è in europa né in argentina. Il mercato non lo permette. Quindi dove vanno questi artisti? A fare esibizioni nelle milonghe.
Quello che succede oggi nel tango è che la milonga ed i “nuovi” che si avvicinano al tango sono in mano agli artisti perché richiamano molto di più l’attenzione. Le lezioni nella maggior parte dei casi, più che classi effettive per insegnare sono dei mini show, dove si paga uno spettacolo più intimo anzichè una lezione per imparare. Questo accade perché il ballo del tango è tornato alla ribalta negli anni ‘80 con lo spettacolo, attraendo per prime le persone esibizioniste.
Nel tango sociale invece quello che più interessa è l’intimità di ballare con l’altra persona, non il pensiero che ci stanno guardando, anche se un pizzico di esibizione c’è sempre, ma è secondario rispetto al pensiero di abbracciare l’altro. Sono due psicologie diverse: il tango sociale è un tango intimo; il tango dell’artista è un tango da esibizione.
Questa diversità è insita nella società, ci sono persone estroverse ed introverse; persone alte e bassa; persone esibizioniste ed intimiste.
Dopo 20 anni si sta vedendo che questa esibizione neutralizza l’intimità. Milonghe come il Cascabelito o come Impruneta sono fenomeni nuovi. Ora non so dove ci porterà questa evoluzione, quello di cui sono certo è che l’insegnamento è in mano agli artisti e non ai maestri. E questo è un cattivo affare per gli artisti e per il ballo.
L’importante nell’insegnamento è un accademia regolare, che il maestro conosca il corpo dell’alunno, non si può insegnare bene il tango se non si abbraccia l’alunno.
È come se il medico ti cura senza visitarti.
Un maestro deve educare il corpo per il tango, e deve abbracciare, e la maggior parte degli artisti non abbracciano. Questo è pedagogicamente nefasto.

Cosa ne pensi invece del tango nuevo?

La musica elettronica del tango nuevo dice poco, è un fenomeno creativo minore in confronto alla musica degli anni ’40. Il ballo al contrario penso sia una grande creazione della globalizzazione del ballo attuale. E’ differente dal tango salon, milonguero, fantasia. La sua originalità è che rispetta ad oltranza la musica. Ossia i suoi movimenti sono in funzione della musica e non della coreografia. Ovviamente mi riferisco al modo di ballare dei rappresentanti del tango nuevo: Naveira, Frumboli, Sebastian Arce, Ismael Ludman, etc… Rompono l’abraccio però non rompono la musicalità e sono molto creativi coreograficamente, escono dallo schema del tango da scenario, rompono una linearità però non rompono mai con la musica. Chiaro se si balla bene, e per ballare bene il tango nuevo come il tango da scenario devi avere talento e molto lavoro; devi essere un artista insomma in grado di fare movimenti squisiti senza perdere la “tanguedad”. E’ diverso dal tango sociale che è un ballo per tutti.

Quindi possiamo dire che il tango di oggi è in un certo senso “cresciuto”?

Certo, mai si ballò in passato tango allo stesso livello di oggi.
Credi che una coppia come Javier Rodriguez e Geraldine Rojas era comune nel passato?
Io credo che Geraldine sia la Maradona del tango! Ho ballato molto con lei, è una locomotiva che si maneggia come una bicicletta!
È una ballerina superlativa, superlativa! Non c’è stata una coppia negli anni 40 che può aver ballato come questi ragazzi. E come di loro ti posso parlare di altre dieci coppie, minimo.
Il rischio oggi però è che s’installi la confusione tra il tango sociale e il tango artistico nella pista, dove gli esibizionisti credono di ballare bene il tango nuevo e il tango fantasia o di scenario ballando ridicolamente in pista. Questo dovremmo evitarlo, si dovrebbe creare un’atmosfera nella quale si elimina la possibilità che questa perturbazione abbia molta presenza. Che è quello che accade oggi a Buenos Aires, dove la gente che vuole ballare tango nuevo va da un’altra parte, e si fanno milonghe di tango nuevo con quaranta coppie, che tolte alcune, il resto sono ridicole.

Parliamo della musica e del tuo essere musicalizador.

Questo è un altro elemento affinchè si costruisca il tango sociale. Buoni musicalizadores che educhino con la musica. La tradizione argentina passa per Di sarli, D’Arienzo, Troilo e Pugliese (il primo Pugliese per ballare, quello più moderno per l’ascolto o per gli artisti essendo ritmicamente irregolare e quindi difficile da ballare. E’ controproducente usarlo per il ballo sociale!). Io metto solo tandas omogenee e musica ballabile, vecchia o nuova non ha importanza, è questione di gusto, non c’è una canone universale.

Perché secondo te le tandas devono essere omogenee?

Se andavi a ballare nel 1938 dove suonava l’orchestra di Di Sarli, ballavi un Di Sarli “picado” (picchiettato), pa- pa- pa. Quello era lo stile del maestro in quell’anno. Non ascoltavi Bahia Blanca (del ‘59) e poi Retirao (del ‘39), ma ascoltavi l’orchestra come suonava in quel periodo. Quindi una persona che andava a ballare s’incontrava con un ritmo. Non c’era ordine tra milonga, tango e vals, però il modello di ballo durante tutta la notte era lo stesso.
E cos’è una tanda? Esattamente riprodurre questo.
Dato che oggi con i dischi, abbiamo la possibilità di ballare nella stessa serata con decine di orchestre di differenti periodi, è necessario che almeno la tanda sia omogenea. Non posso iniziare con D’Arienzo del ‘35 e passare al D’Arienzo del ‘55 nella stessa tanda, sono 2 musiche diverse. Se suona Di Sarli e ad uno piace una ragazza, va ad invitarla su quella musica, e se terminato il primo tango gli metti De Angelis lo stai frodando!

Chi è per te il milonguero?

Dal punto di vista tecnico il milonguero è un gran artigiano, non un affezionato e neanche un artista. Secondo la mia opinione, il milonguero è un personaggio che nasce nella decade del ‘40, è un personaggio sociale transitorio, come il compadrito.
E’ un prodotto tipico di una epoca. Intorno al compadrito, che costruisce il tango, girano: la prostituta, il negro, l’immigrante e il niño bien (il figlio di papà). Il milonguero è un personaggio della milonga, vive la notte e lavora poco. E’ ormai una specie in via d’estinzione, perché è difficile riprodurre il clima sociale dell’epoca che permise la nascita del milonguero.
Anche se si balla molto oggi, ma dov’è un milonguero in Italia? Dov’è un milonguero in Argentina? Vanno scomparendo. Questo non vuol dire che muore il ballo, come non morì il ballo quando scomparve il compadrito. Il milonguero ballava con tutte le donne e aveva una relazione isterica con esse sessuale o non sessuale. Non erano uomini sposati, o se erano sposati rompevano, perché vivevano della notte. Il suo officio era ballare il tango.

Non avremo allora più milongueri nel XXI secolo?

Io credo di no. Stanno morendo. Non avremo riproduzioni di Tete, di Gavito o di Pupi. Il milonguero  ha cose del compadrito, è legato ad una concezione in cui l’uomo predomina sulla donna.
Oggi il tango si evolve, e questo lo devono capire i tradizionalisti che credono che nel 1940 si ballava tango come ora. E’ impossibile, ci sono alcune cose che possono essere simili, ma è un’altra storia, altri giovani, altra relazione tra uomo e donna, ora la donna ha più libertà, lo stile di ballo cambia rispetto al ‘40 dove il dominio dell’uomo sulla donna era asfissiante (non c’era ancora stata la rivoluzione dei costumi degli anni ’60).

Di Andrea De Dominicis e Alberto Valente, pubblicato dalla rivista “El Tanguero”

by Tangopartner26 Settembre 2018